Ci sono, un po' a terra, ma ci sono.
Sei cambiata, ma che hai? Non ridi nemmeno più... E poi che è quest'aggressività? Perchè stai sempre in disparte?
La verità è che mi hanno rotto il cazzo, che più cerco di cambiare tutto e meno riesco. Che questo Paese fa schifo. La verità è che il desiderio più grosso che ho è comprare un biglietto aereo e salutare tutti. Scappare, fuggire. L'unica cosa a cui riesco a pensare.
Vivo in un mondo dove la gente ti sorride perchè gli fai comodo; in un mondo dove nel periodo più difficile della tua vita ti giri e ti accorgi che la festa è finita, e menomale che sono rimaste un paio di amiche per riportarti a casa. Ma il resto dov'è? Un mondo che finchè va tutto bene e sei splendida ok, ma al primo accenno di cedimento cartellino giallo e panchina.
Un'Italia dove devi pagare 8.000€ un intervento che per te è fondamentale, altrimenti vai col sistema sanitario nazionale, ma "forse tra 4 o 5 anni". Un paese dove prima ti rovinano a gratis un piede, e poi ti chiedono 250€ a visita per rimetterlo a posto.
Un Paese dove "Cazzo, non si sposa più nessuno". Ma non credere che il mutuo è semplice, e la gente ti succhierebbe anche il sangue. Sei fidanzata da 9 anni ma è uguale. Non ti puoi sposare, non puoi mettere su casa.
Un Paese dove "Forse è una ciste". Sì, ma intanto sei te che hai un polso come un pallone, ma la risonanza col ticket ci vogliono 8 mesi, sennò prendi un giorno di permesso e ti fai 100km in macchina per farla. In ogni caso o aspetti un anno e mezzo, o vai a pagamento per toglierla.
Un'Italia che 5 otturazioni, una pulizia dei denti ed un'estrazione "Facciamo 800 a nero, così ti faccio pure lo sconto". Il bello è che quasi ringrazi.
Poi chiedetemi perchè mi gira il cazzo. Ma non avvicinatevi troppo, potrei mordere.
Sapete cos'è? Forse mi sono sdegnata del tutto. Di tutti. O quasi.
...credo che ci voglia un dio ed anche un bar
credo che stanotte ti verrò a trovare per dirci tutto quello
che dobbiamo dire o almeno credo...
...credo proprio che non sia già tutto qui e certi giorni invece
credo sia così credo al tuo odore e al modo in cui mi fai sentire
a questo credo...
Alle ferie. Spero piacevole parentesi in un'annata che è cominciata male, proseguita peggio. E sa il Signore che mi riserva ancora.
Quindi penso proprio che con qualche giorno di anticipo sia il caso di postare l'annuncio
BLOG CHIUSO PER FERIE
SI RIAPRE IL 18 AGOSTO 2008.
Buone ferie, divertitevi, fate del bene, ma anche del male. L'importante è fare.
....FINCHE' CE N'HO STO QUI...
Ci risono. Ah, il periodo che ho passato non lo auguro a nessuno, nemmeno al mio peggior nemico. Sembra che riesca ad alzarmi anche stavolta. Io ci spero. Non sapete quanto. Nel frattempo come potevo mancare al concerto di Luciano al Franchi??

....Non potevo. Concerto devastante, anche se il buongiorno s'è visto dal mattino. Ore 13.00 a Ponte a Greve con F. e M. a mangiare. Ore 14.00 ritrovo con Graziella a casa sua, per poi prendere un 1 del cazzo che ci ha fatto fare il giro panoramico del centro prima di portarci in piazza Stazione. Siccome siamo due idiote non ci siamo accorte che dovevamo prendere il 2° bus da lì. Abbiamo preferito (con 40 gradi all'ombra) girare come dementi per piazza stazione, quindi ritornare lì e prendere il 17. Ore 16.00 arrivo al Franchi, già pieno come un'ovetto Kinder. Posizione all'ombra, gran caldata e bottigliette d'acqua rovesciate nei capelli fino alle 18.00. Presa posizione sotto il palco.
FAVOLOSO, anche se alle 20.30 circa ho temuto veramente di morire. Nausea ed effetti vari dell'afa e della stanchezza accumulata si sono fatti sentire. In ogni caso beh... Che ve lo dico a fa'? Serata spettacolare, con un Franchi che esplodeva dalle persone che c'erano, un Liga in formissima ed un capitan Fede con una camicia che più ridicola non si poteva!! Grazie Luciano.

E adesso si pensa alle agognate ferie. Mai come quest'anno lo sono state. Due settimane ad agosto con Andre, la Grà e Stefano. Non vedo l'ora.
Pronti, attenti....... VIA!
Non ho più scritto niente. A dire il vero per raccontare l'ultimo periodo ci vorrebbe un libro. Sfiga? Boh, forse. Più semplicemente penso sia vita, e che a volte invece di viaggiare verso qualcosa si fa un frontale. Sì, ecco: ho fatto un discreto frontale con la vita, sto raccattando i cocci lasciati in terra, e so per certo che qualche altro incidente a breve mi capita. Per ora mi godo i pochi momenti di normalità. Che mi mancavano tantissimo. Tipo che so... La sigaretta in terrazza dell'ufficio. O guidare la macchina senza dover per forza andare in un ospedale. O chiamare a casa e trovare qualcuno. Perfino 2gg di mare mi sono fatta. Mica male, eh? Non ho chiari i progetti a lungo termine, per una volta da quando sono nata mi preoccupo solo del presente. Almeno una cosa l'ho imparata. Per il resto... Boh. Spero che la normalità duri. Il tempo di annoiarmi ancora.
CI DEVE ESSERE UN PARADISO PER CHI VIVE UN INFERNO AL GIORNO
Dire che sono a pezzi è poco. Dire che dopo 40gg di casa legati all'incidente essere qui con un gesso è allucinante. Ancora. Ancora. Il piede. Il piedaccio.
E vabbè. Sfiga? Sfortuna? Sto solo pagando le mie colpe?
Può darsi. Ma sono piena di rabbia. Penso che non me lo merito. Non me lo merito più.
Ho cominciato l'anno incazzata come una bestia. Peggio di così? Può andare, fidatevi.
Ah, Buona Pasqua.
Come ho anticipato nei commenti ho fatto un incidente in macchina il 18/12. E sono tornata in forma (per così dire) ieri l'altro. Ho cominciato il 2008 così. Anno bisestile. Dice porta merda. Io mi basto da sola a portare merda.
Per il resto? Meglio non parlare. Francamente non ne ho più. Sperare nel futuro? Chi visse sperando morì cacando. Tutto a troie, me, il mio collo, il mio lavoro, le mie aspettative, il governo, l'Italia.
Si tira. Avanti. Meglio che indietro è.
Si avvicina, come 12 mesi fa. Si avvicina il momento di fare l'ennesimo bilancio. Il bilancio che non riesci a fare, anche se con i bilanci ci sai fare. Sei ragioniera alla fine. Ma non ragioniera della tua vita. Poco da fare. Niente giroconti da un'emozione all'altra. Niente giri, le emozioni brutte rimangono tali, i momenti belli restano a coccolarti, come una carezza.
Il 2007 è stato tosto. Duro, a volte arido, a volte no. Esperienze di vita, nuovi posti, nuove facce, nuove mani. Il lavoro, indispensabile. Gli amici, una miniera d'oro. La vita che comincia a fare il solco nel tuo orticello. Cominci a seminare, poi cosa viene non si sa. Grandi paure, alcuni pianti. Pochi minuti in un camerino, che ti fanno sentire Dio. Basta poco per ricaricarti.
Poi si rimonta sulla giostra. Nuovo giro, nuova corsa. Sempre sull'attenti. Sempre pronti. Le tue aspirazioni, che avevi pensato bene di metterti dove non batte il sole, si riaffacciano timide, e qualcuno le nota. Qualcuno le apprezza. Cominci a crederci. Quest'anno ormai è andata. Il prossimo si guarderà. Si chiude un altro anno. Se ne inizia un altro.
L'anno scorso a quest'ora, seppure sfinita nel fisico e nell'animo, non avrei mai pensato che sarei arrivata a provare certe esperienze di vita. Continuo. Un ricordo a chi poteva esserci e non c'è, una carezza a chi mi prende per mano ogni giorno, ai compagni di viaggio, un sorriso a chi mi aiuta anche se da lontano.
"Piacere, Alessia". Solitamente lo dico ai clienti, alle nuove conoscenze. Gesto ripetuto mille volte, spesso in maniera contenuta, pensando a tutt'altro. Ma quel Piacere Alessia penso che non lo scorderò facilmente. No. Beh, ovviamente sto parlando del 21/11/2007. Arriviamo a Roma dopo le maledizioni tirate sul Grande Raccordo, di fronte al Palalottomatica. Presa subito, via nel backstage. Prime presentazioni, imbarazzo di fornte alla telecamera. Lavoro in una software house, non in uno studio televisivo. Balbettii confusi, non è l'Alessia lavorativa. E' un'Alessia allucinata, insicura. Corridoi, mani strette, qualcuno che è lì e che è passato da una scrivania molto simile alla mia. La speranza vive anche grazie a queste cose. Il palco, ovviamente vissuto dal sotto. "Gli ostacoli del Cuore", "Certe Notti". Balbetto un qualche "Cazzo...". Ancora giri, persone indaffarate. Sosta in una stanza. Sigaretta. Occhiata al pc e al trasferimento dati relativo alla mia intervista. Bicchiere d'acqua. Ovviamente pipì. Andiamo in camerino. Ok. La grande agitazione improvvisamente svanisce. Sono di fronte alla porta del Liga. E sono molto meno agitata che di fronte a qualche porte di qualche grande azienda. Apro in maniera abbastanza sicura. E lui, beh. Era lì. Lo fisso negli occhi, scoppio a ridere, mi contengo, continuo a fissarlo negli occhi a lungo. E' un uomo. Semplice, normale. T-Shirt nera, jeans, mani in tasca. Affamata dei particolari analizzo la stanza in maniera frenetica. Le sue camicie. Le sue scarpe. Il tavolo. Tutto nei toni caldi dell'arancione. Una fragranza favolosa, incenso? Continuo a fissarlo, non abbassa lo sguardo. E' un uomo davvero. Normalissimo. Eppure le sue canzoni mi fanno strada da anni. Flash back. Io in camera che ascolto il Liga. Dopo una giornata di merda che lo ascolto in macchina. Ai concerti che urlo come una pazza. Eccolo. E' qui. Foto di rito, lo abbraccio, so che questo momento non tornerà più. Qualche parola, discorsi abbastanza frivoli, com'è giusto che sia. Faccio firmare il cd. Chiudo la borsa. "Ciao Luciano". Finish. Si riparte, e ora comincia il concerto. Che è stato bellissimo (da segnalare ovviamente "Buonanotte all'Italia").
Ce l'ho fatta anche stavolta. Stamani insomma. Stamani è come venerdì. L'ufficio è lo stesso, gli equilibri si sono rotti, siamo decimati a dir poco. Ci si scanna, si urla. Mi incazzo. Collega fermo a Roma che non sa dove mettere le mani, il fax non va. Mi hanno portato la bresaola con il filino. Apro e vado in terrazza a fumare. "Piacere, Alessia". Ci scappa il sorriso. Ce l'ho fatta con lui, ce la posso fare con loro.
Niente paura. Detto così fa ridere. Perché la paura c’è. Tanta, troppa. Paura che alla fine non sarai in grado di riconoscerti allo specchio; paura di non riuscire ad essere chi vorresti; paura che forse lo sei già e non ti piace. E ci sono sempre i momenti più confusi, cupi. In cui ti chiedi chi sei, che vuoi; te lo chiedi in macchina; con l’avambraccio sinistro teso sul volante, gli occhi fissi sulla strada, domandandoti se si fonderà prima il motore o la tua testa. E ti “svegli” con una voce conosciuta, e ti viene quasi da sorridere. Senti che quella canzone ti appartiene. Senti quasi che se ti impegnavi potevi scriverla te. In ogni caso ti fa stare bene. Considerando il periodo sembra quasi un piccolo miracolo.….Certo cambia tutto, sembra aria bella fresca…
Questo è ovviamente il mio racconto. Che pure Luciano ha letto.
...Per una magia così val la pena vivere...
Alessia
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